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mercoledì 7 marzo 2012

Riassunto di "Frammenti di Genere" di Angela Giallongo

I temi trattati in questo libro sono storici nel senso che è la storia a dar loro significato.

CAP. 1° - I “Piccoli fatti” e la storia sociale dell’educazione in Italia -
Un posto speciale spetta a quei percorsi che hanno creato nuovi legami tra l’astratto e il concreto, tra le dottrine e i fatti, tra il generale e il particolare, tra l’ideale e il reale dei processi educativi.
A partire dalla seconda metà del Novecento la maggiore produttività degli storici italiani dell’educazione ha rafforzato i legami tra la struttura sociale e i processi educativi.
Dal convegno di SIPED del 1996 si è cominciato ad usare il termine “storie dell’educazione”.
I termini “educazione” e soprattutto “sociale” erano quasi assenti dal lessico pedagogico italiano prima degli anni ’60 e ’70, ma trovano infine un loro posto nel 1990 fra le categorie correnti e ufficiali.
Nel 1994 viene sancito il riconoscimento della vita sociale come area degna della riflessione educativa.
Il termine “sociale”, che coincideva con la istituzioni sociali, negli ultimi decenni si riveste di nuovi significati.
Un valido contributo alla storiografia italiana è stato dato dalla scuola francese delle Annales.
Ci sono 5 passepartout di cui 3 forze storiografiche e 2 forze sociali.
Le forze storiografiche:
1-    la storiografia marxista, in quanto il termine “storiografia” si riferisce all’analisi dei fatti, e quella marxista ha valorizzato l’educazione come prassi a livello europeo
2-    il sociologo Goffman ha introdotto una nuova categoria, quella delle abitudini e del comportamento di una società (prendendo come esempio gli Stati Uniti). Anche Dewey ha introdotto l’abitudine e ha sottolineato che per fortuna ci sono proprio i giovani i cambiarle
3-    la scuola delle Annales e i suoi studiosi, come per esempio Le Goff e Febvre, hanno invece parlato di senso del tempo, affermando che ogni persona vive la stessa esperienza con “marce” diverse.
Le forze sociali:
1-    i cambiamenti sociali provocano cambiamenti anche nelle abitudini
2-    la stampa editoriale del periodo si è anch’essa interessata maggiormente alla quotidianità nel passato
È quindi necessario capire l’importanza dei “piccoli fatti” e del quotidiano, perché sono proprio questi a dar vita a cambiamenti più significativi.
Dai 5 passepartout cogliamo 3 importanti contributi riguardanti il quotidiano:
·        secondo Elias il quotidiano diventa luogo di verifica dei comportamenti individuali che determinano poi le più trasformazioni sociali più generali
·        la scuola delle Annales afferma piuttosto che il quotidiano pone dei nuovi interrogativi alle categorie interpretative e ai tradizionali criteri di periodizzazione utilizzati nella storia sociale dell’educazione
·        il quotidiano si presta ad essere usato come legame tra il senso comune e il discorso pedagogico.
La quotidianità è il luogo in cui si manifesta la responsabilità femminile, è il perno delle tradizioni educative e stimola il rinnovamento.
Per questi motivi è necessario riconoscere l’importanza che la vita ogni giorno ha acquisito in questi ultimi decenni.

CAP. 2° - La figlia di Mnemosine -
Nella cultura antica la storia era legata alla Musa Clio, figlia di Mnemosine la quale era la dea della memoria naturale e donò alla figlia il potere di non far scordare gli eventi e i loro protagonisti.
Questa Musa inspirò l’attività dello storico e l’educazione del cittadino.
La storia è molto importante per comprendere il presente, infatti ogni generazione torna ad interrogarsi sul passato per poter comprendere meglio la proprio identità collettiva nel presente.
Sta maturando negli ultimi anni un’alleanza tra ricercatori e docenti, riguardante l’insegnamento della storia nelle scuole.
Sia chi scrive di storia sia chi la insegna hanno il compito di selezionare il vero dal falso.
Lo storico e il docente si interessano di chi siamo oggi per comprendere meglio chi eravamo ieri.
Tuttavia ancora nelle scuole la storia viene proposta come un corpus limitato di conoscenze suddivise in livelli da apprendere gradatamente, e non come una disciplina fatta di teorie e di prassi.
La legittimità dell’indagine storica, non sta nello studio del passato in sé, ma nello studio della civilizzazione.
Lo scopo dell’educazione è quello di creare un contesto adeguato di apprendimenti e di percorsi didattici. Per esempio è bene che la scuola dia la possibilità agli studenti, soprattutto a quelli più giovani, di identificarsi nella storia che studiano.
Infatti una storia su misura permetterebbe agli alunni di potenziare le proprie facoltà personali e il senso di responsabilità civile.

CAP. 3° - A proposito di buone maniere -
È stato Norbert Elias a introdurre le buone maniere nel processo di civilizzazione.
Le buone maniere dopo la rivoluzione del 1789 hanno cambiato se stesse, hanno nuove leggi e si sono messe al servizio del progresso sociale.
Il termine “gentiluomo” riveste nel 19° un significato positivo; si riferisce infatti a quegli uomini che hanno appreso tutte le doti per poter aver successo nel mondo femminile.
Si fa strada anche il sentimento, inteso come l’apprendimento del buon gusto e la cura delle relazioni con gli altri e con le cose.
Dunn, psicologa dello sviluppo, ha approfondito le origini emotive e ha scoperto che i bambini in età precoce e della scuola materna, ricorrono a rituali spontanei: usano per esempio la cortesia come strumento si pacificazione.
I lattanti distinguono le emozioni attraverso interazioni definite “protoconversazioni”.
Le buone maniere sono state inserite nelle regole universali della socializzazione, e D’Urso ne individua 3:
-         le convenzioni sociali e i parametri del comportamento
-         il controllo delle emozioni
-         la comprensione delle emozioni altrui
La tradizione della cortesia e della galanteria nelle donne da un lato mascherava l’oppressione del secondo sesso e dall’altro forniva alle donne un’arma ideologia nella battaglia contro le barbarie maschili.

CAP. 4° - Metamorfosi medievali nei “Per nozze” dell’Ottocento -
Il pubblico colto urbano si servì dei “Per nozze” in occasione di matrimoni, battesimi e funerali.
Nei “Per nozze” si può individuare il rapporto tra i neo-coniugi così come veniva inteso dal Medioevo.
È significativo il trionfo del bianco, che mentre ai tempi di Gregorio Magno era inteso come simbolo della purezza, nell’Ottocento diventa sinonimo di innocenza e verginità.
In Inghilterra lo stato e il clero conferivano la piena autorità al padre/marito.
I Nuptialia sono dei manufatti decorati con poesie latine.
I “Per nozze” si rivelarono dei documenti complessi e degni di maggior attenzione, anche per il fatto che erano stranamente destinati soprattutto al pubblico femminile, mentre in quel periodo invece l’élite dei saperi era gelosamente tenuta segreta dal gruppo maschile.
Contro il pensiero del tempo, invece, Zambrini intendeva addottrinare le donne a tutto il sapere umano.
Il “Per nozze” faceva la sua comparsa dopo la cerimonia, e poteva essere donato alla sposa da famigliari, genitori o amici.
All’interno dei libretto era spiegato il comportamento che dovevano adottare i neo-coniugi, ma soprattutto la donna relegata alle faccende domestiche, e che non poteva assolutamente reclamare alcuna uguaglianza.

CAP. 5° - Studentesse e studenti nel corso di pedagogia -
Urbino come campus universitario è stata tra le prime città a liberalizzare i piani di studio, ad abolire gli esami di ammissione e a favorire la crescita delle iscrizioni; inoltre è una delle città italiane in cui popolazione studentesca supera quella locale.
Le ragioni per cui è importante riflettere sulle ripercussioni che le vicende scientifiche e didattiche della pedagogia hanno avuto sugli studenti sono essenzialmente 2:
-         è nella natura della pedagogia interessarsi a ciò
-         una facoltà non è fatta solo di lezioni, organizzazione e docenti, ma anche dagli alunni, senza i quali non ci sarebbe università
Nel 1937 quando Carlo Bo era rettore e docente, l’ateneo aveva 3 facoltà:
giurisprudenza, farmacia e magistero.

CAP. 6° - Nostre signore della scuola -
La storia delle insegnanti è la storia della loro battaglia contro la loro non uguaglianza rispetto agli insegnanti maschi, che venivano meglio formati e avevano diritto ad uno stipendio più alto.
La femminilizzazione dell’insegnamento è più alta in Italia di tutti gli altri paesi industrializzati.
Le cause dei minor successo scolastico dei ragazzi è legato alla maggior presenza di insegnati femmine rispetto ai maschi, alla maggioranza delle studentesse nelle scuole; gli studenti non riescono quindi ad identificarsi in un modello maschile.
La scuola di una società democratica non può rinunciare all’idea della felicità di insegnare.

CAP. 7° - Nel grembo della miseria -
Il motivo più grosso della povertà è il fatto che non si investe sul capitale intellettuale.
Dal punto di visto psicologico le persone in miseria sono persone rassegnate e che pensano di non poter mai cambiare la loro situazione.
Il movimento storiografico delle Annales ha scoperto che la mente è più lenta rispetto ai processi economici.
Ci troviamo nell’epoca delle passioni tristi perché i legami tra le persone sono deboli e sempre più vuoti.
La Nussbaum recupera l’idea di cooperazione e parla di intelligenza delle emozioni.

CAP. 8° - Con gli occhi delle donne -
Per poter capire il genere è necessario avere un approccio pragmatico.
Diventare maschi o femmine è un apprendimento che si svolge durante la crescita.
Uno dei compiti fondamentali dell’educazione è quello di sviluppare il sentimento sociale.
La nostra è una società del rischio perché i legami sociali sono frammentati ed è sempre più difficile creare progetti condivisi.
La consapevolezza della cultura della parità si è manifestata in Italia soprattutto intorno il 1970 e il 1980 con attività di vario genere.
Se la scuola è il luogo in cui la parità non è soltanto formale, allora si dovrebbero proporre attività più adatte e rispondenti alle esigenze degli studenti.

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