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martedì 6 marzo 2012

Riassunto del libro "Donne e bicicletta" di Antonella Cagnolati


Gli oggetti cambiano il nostro corpo.
La draisina è l'antenato della bicicletta.
L’uso della bicicletta rompe in maniera clamorosa la tradizione e porta il corpo femminile verso forme di modernità sconosciute per l’epoca.
La donna in velocipede viene giudicata sconveniente ed è l’immagine opposta a quella della sposa esemplare.
La bicicletta diviene per un certo periodo la metafora delle lotte di emancipazione femminile (20 secolo).
Fino alla fine dell’Ottocento pregiudizi e stereotipi impedirono alla donna di utilizzare la bicicletta.
All’inizia la bicicletta era un lusso di pochi, poi si fece a man a mano più comune, prima tra gli uomini e poi tra moltissime donne.
Il ciclismo caratterizzò particolarmente la vita sociale del periodo; superò i confini dello sport per invadere lo spazio del costume.
Nel 1892 sorse a Dresda (Germania) il primo club ciclistico femminile.
Si individuarono 3 principali motivi per i quali la donne si dedicava al ciclismo, nessuno però giustificabile secondo l’epoca:
-         raggiungere l’emancipazione e l’uguaglianza dei sessi
-         porre rimedio alla noia
-         trovare marito
Si tornò a dibattere sul voto alle donne e la moda si semplificò liberando il corpo.
Nel sud Italia le biciclette erano ancora poco diffuse, ma dopo la seconda guerra mondiale diminuirono i pregiudizi sulle donne a cavallo dei velocipedi, e anche al sud divenne di moda la bicicletta, ma poiché non tutti potevano averne una propria, in famiglia venivano condivise.
In Italia furono inizialmente le donne a praticare ciclismo come hobby ricreativo.
Dal 1859 in poi nelle scuole femminili la ginnastica ha carattere esclusivamente educativo.
Il capo di abbigliamento rivoluzionario indossato dalle donne in bicicletta era una comoda e lineare gonna-pantalone chiamata jupe-culotte in francese e bloomers in inglese.

Due importanti cicliste:
-         Alfonsina
-         Vittorina

Molti anche medici ritenevano che l’attività fosse altamente dannosa per il delicato equilibrio del corpo femminile, e in particolare per gli organi riproduttivi.
Successivamente si comprese che in realtà andando in bicicletta le signore avrebbero controllato se non vinto tanti loro disturbi fisici e psicologici.
Vi erano 3 ragioni principali che la società accampava contro il velocipedismo femminile:
-         igiene
-         morale
-         estetica

Concepire il viaggio rappresenta già un’evasione mentale di libertà, azione, trasgressione, di fatto preclusa alla donna.

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