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venerdì 9 marzo 2012

Resistere l'8 Marzo per Resistere tutti i giorni

Un anno è passato e un altro 8 marzo è arrivato. La festa delle donne, ma di quali donne? Di quelle che ogni giorno vengono sfruttate, deportate e rinchiuse in un Centro di Identificazione e Espulsione? Di quelle che quotidianamente vengono isolate, soggette ad abusi quotidiani e violentate? O è la feste di quelle donne che ogni giorno vengono licenziate, "precarizzate" e ridotte ad una vita di stenti?

In Italia sta succedendo qualcosa di aberrante: sale a trentasette il numero delle donne vittime di violenza in tutto il 2012, di cui sette uccise negli ultimi tre giorni (dal 2 al 4 marzo), tutte per mano maschile. Violenze ed omicidi differenti, si, ma tutti riconducibili ad una concezione diffusa: la nuova cultura del femminicidio legata ai principi del delitto d'onore e alla convinzione culturale e sociale che le donne siano una proprietà privata. Vergognose sono le notizie dei cosiddetti "delitti passionali" diffuse dai media, atte quasi a giustificare l'assassino/stupratore di turno per "mettere sulla bilancia una figura maschile da fare emergere come eroe" e vittima di un tradimento. Al fenomeno del femminicidio che in Italia sta toccando numeri preoccupanti si aggiungono tutti i problemi inerenti a discriminazioni sociali, al precariato lavorativo ai numeri in costante aumento di donne relegate a ruoli marginali della società.

La globalizzazione, l'accentuarsi dei fenomeni migratori, l'ingresso delle donne nel lavoro retribuito, la crescente destandardizzazione e deregolazmentazione del lavoro, fino all'attuale (e non unica) crisi economica, hanno dato luogo ad un consistente processo di intermittenza e di frammentazione a tutti i livelli sociali della vita umana. L'intreccio tra genere e precarizzazione è particolarmente evidente nei contesti lavorativi, dove le forme di lavoro atipico e intermittente, e la connessa riduzione delle protezioni sociali, sembrano riguardare in misura più consistente le donne: questo intreccio attraversa tuttavia anche altre sfere e ambiti sociali, come le relazioni familiari e di coppia, le scelte procreative, le opportunità di integrazione per i/le migranti, il riconoscimento dei diritti umani e di cittadinanza, la diffusione e l'utilizzo delle biotecnologie, la pratica della violenza.

Le studentesse del collettivo Drude hanno deciso di non festeggiare questa giornata in modo tradizionale. Il nostro intento è di parlare con donne di donne: di donne che combattono, di donne che resistono. Parliamo di coloro che ogni giorno affrontano con tenacia e orgoglio la lotta in Val di Susa, di quelle donne che da anni si ribellano alle leggi della cultura mafiosa, di donne che quotidianamente, senza bisogno di una telecamera, si ribellano alla tirannia delle istituzioni e ad una cultura patriarcale che le considera non come un valore aggiunto per la società, ma come un problema. Una cultura sessista che attraverso un'addomesticazione sociale ed una propaganda patriarcale relega la donna ad essere considerata una costola, la costola di un uomo, la spina nel fianco di un sistema.

In occasione dell'otto marzo di quest'anno le donne No Tav della Valsusa si ritroveranno per un'iniziativa simbolica per ribadire le ragioni dell'opposizione all'alta velocità. Questa mala opera che vogliono imporre con la forza dei manganelli, dei gas nocivi, degli idranti e con la militarizzazione di una parte della nostra terra, è fortemente osteggiata da queste donne che, oltre alla preoccupazione del presente, si mobilitano per il futuro delle nuove generazioni.

Nelle giornate di lotta e di resistenza che si sono susseguite nella Val di Susa ed in tutta Italia (e non solo), i giornali e i media continuano a distinguersi per la sconcertante cpacità di inventare e di alimentare menzogne e falsità. In particolare vorremmo citare un articolo apparso sulla rivista "Io Donna": un finta analisi priva di qualsiasi logica o credibilità, allibente per la sua sudditanza e per il tipo di ricostruzione del movimento No Tav, del solito ritornello dei "buoni" che lasciano la lotta in mano ai "cattivi", in particolare ponendo l'accento su un supposto immaginario della donna No Tav "giusta" e di quella "sbagliata". Non esiste la dicotomia giusto/sbagliato in azioni di donne che vogliono salvaguardare la salute di un territorio perchè hanno chiaro, contrariamente a chi si arricchisce con appalti e opere inutili, che la terra è una grande eredità da lasciare a tutti e che non c'è futuro dove l'assenza di democrazia ti spacca la testa o il naso a suon di manganellate per imporre la volontà di una ologarchia di affaristi senza scrupoli.

Queste donne sono piene di dignità, determinazione e fierezza e vanno in corteo o resistono per le strade guardando dritto neglio occhi la polizia che le pesta a sangue o spara su di loro lacrimogeni. Le donne che resistono e si ribellano sono splendide, fantastiche.

E' così che per la festa dell'8 marzo vogiamo esprimere tutta la nostra solidarietà e la nostra vicinanza a quella categoria di donne che ogni giorno combatte, di distingue per la caparbietà e la lotta, ma anche per quelle donne che subiscono in silenzio violenze fisiche e psicologiche e non possono ribellarsi.

Forti nel reagire ad una cultura che invece di aprire un dialogo costruttivo sui motivi del disgregamento sociale, ci vorrebbe statiche e ubbidienti, riteniamo che il vero sviluppo non sia sinonimo di cemento e manganelli, ma di un dialogo costruttivo che affronti i problemi da un punto di vista più aperto e dinamico.

E' per questo che invitiamo tutti a resistere: resistere l'8 marzo per resistere tutti i giorni.
(Sabato 10 marzo, infopoint No Tav al mercato di Urbino)

Collettivo femminista Drude di Urbino 


Questo scritto è stato ricopiato da un volantino distribuito ad Urbino l'8 marzo 2012

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